12.12.2006
Si va verso un'unica razza umana
Fonte: Canali Libero
“Le trasformazioni del Dna umano, attraverso passaggi
graduali e visibili in archi di tempo lunghi, vanno verso la riduzione
delle differenze tra i diversi ceppi razziali. Questo è determinato
dal crescere dei matrimoni interetnici e dallo spostamento di sempre più persone
in continenti diversi”. A parlare è Luca Cavalli Sforza, padre della
genetica italiana e professore emerito all’università di Stanford,
che Affari ha incontrato a Milano insieme al figlio, Francesco Cavalli
Sforza, antropologo e divulgatore scientifico.
Vuol dire che ci stiamo lentamente avviando verso un’epoca in
cui ci sarà un solo tipo umano e dove non ci saranno più differenze
nel colore della pelle e nei tratti somatici?
Luca Cavalli Sforza: “Sì, la tendenza è questa.
Non si tratta di una novità assoluta. Stiamo tornando indietro alla
situazione di 50.000 anni fa, quando è partito il processo di differenziazione
delle varie razze”.
Qual è stata la spinta che ha portato alla nascita delle diverse
razze?
Luca Cavalli Sforza: “Molto probabilmente si è avuta
l’affermazione di un gruppo umano superiore, dotato di una capacità di
esprimersi evoluta, il linguaggio, e di una notevole dose di inventiva. Tali
caratteristiche hanno portato questi uomini ad avere una rapida crescita
demografica e quindi a doversi spostare per trovare terreni in cui abitare.
Le diverse condizioni ambientali, climatiche e di alimentazione dei posti
occupati, insieme ad altri fattori evolutivi, nel tempo devono avere indotto
una differenziazione genetica negli uomini che le popolavano. E’ stato
un processo lento e graduale, ma appare incredibile la regolarità con
cui si è svolto. In ogni caso le variazioni comparse tra le razze
negli ultimi 50.000 anni hanno seguito logiche alquanto imprevedibili e quelle
che sono chiaramente frutto di adattamento ad ambienti diversi sono
poco numerose”.
Esiste una componente genetica del carattere di una persona? E questa
può cambiare nel corso degli anni?
Luca Cavalli Sforza: “Di certo una persona anziana spesso
ha un carattere diverso rispetto a quando era giovane, ma è difficile
dire se la metamorfosi abbia anche delle basi genetiche. Per avere una risposta
a questa domanda probabilmente dovremo aspettare la fine del secolo in cui
viviamo. Le caratteristiche genetiche delle persone si modificano, anche nell’arco
di tempo di una vita, ma perché, come e quanto possano cambiare non
ci è ancora chiaro. La scienza che si occupa di questo campo si chiama
epigenetica. Per studiare il primo genoma ci sono voluti 15 anni e 2 miliardi
di dollari. Ora si è cominciato a esplorare altri genomi. In questo
settore c’è ancora molto lavoro da fare”.
E’ possibile che il Dna cambi anche in base allo stato d’animo
di una persona, che un uomo più felice sia più facilmente soggetto
a mutazioni “positive” rispetto a un individuo tendenzialmente
infelice? E ancora, in linea teorica, è possibile orientare consapevolmente
variazioni del proprio Dna?
Luca Cavalli Sforza: “Non è stato ancora dimostrato nulla
sotto questo punto di vista”
Francesco Cavalli Sforza: “Non c’è dubbio
che una persona felice vivrà meglio e si ammalerà più difficilmente
rispetto a una infelice. Alla fine siamo in buona parte noi stessi i creatori
del nostro ambiente e della nostra possibilità di stare bene. Ma è un’affermazione
che mi sento di fare in base a quella che è la mia esperienza personale,
poiché non esistono evidenze scientifiche che ci diano una simile indicazione”.
La conoscenza sempre più dettagliata del genoma umano ci metterà in
condizione di prevenire l’insorgenza di malattie genetiche?
Luca Cavalli Sforza: “Con le informazioni di cui disponiamo
oggi potremmo prevenire molte delle malattie genetiche conosciute, attraverso
l’interruzione della gravidanza entro il terzo mese di vita. Questa pratica è ammessa
dalle leggi dello Stato, ma non dalla Chiesa cattolica. In ogni caso, le patologie
genetiche note oggi ed eliminabili prima della nascita non superano il 3% o
4% delle malattie gravi”.
La chirurgia del futuro sarà in grado di curare o bloccare
sul nascere le malattie genetiche?
Francesco Cavalli Sforza: “Senza dubbio in un tempo non troppo
lungo faremo dei passi in avanti in questa direzione, ma ancora non è possibile
stimare l’entità di questi progressi. In questo campo la ricerca è davvero
agli inizi. Tra circa vent’anni avremo risposte più precise”.
Ipotizzando che la condizione in cui una persona si viene a trovare
sia per una parte determinata dall’educazione e da altri fattori legati
all’ambiente e per l’altra parte riferibile a una componente
genetica, non crede che conoscere bene la mappa dei propri geni possa aiutare
una persona a organizzare la propria vita nel modo migliore?
Francesco Cavalli Sforza: “In molti casi sì. Ci sono,
ad esempio, forme di diabete che hanno una base genetica. Così, se una
persona sa fin dall’inizio di avere una spiccata predisposizione all’insorgenza
del diabete, potrà più facilmente regolare la propria alimentazione
in modo da prevenire la malattia o da limitarne gli effetti. In alcuni casi,
però, come quello della Corea di Huntington, una malattia di origine
genetica, che si manifesta attorno ai 40 anni, con effetti devastanti e una
prognosi per ora del tutto infausta, la risposta non è così pacifica”.
Crede che una conoscenza dettagliata del proprio Dna sia di aiuto
anche al di là della possibilità di prevenire le malattie?
Francesco Cavalli Sforza: “La conoscenza è di
norma un fatto positivo. In fondo ogni uomo è protagonista della propria
vita ed è in grado di determinarla in gran parte con le proprie azioni.
E l’uomo che si conosce bene, che vede con chiarezza le sue caratteristiche,
anche genetiche, riuscirà ad agire in modo più armonioso e
rispettoso della propria natura, ottenendo così risultati migliori
e una qualità della vita più elevata”.
Luca Cavalli Sforza - Il caso e la necessità - Di Renzo Editore